ANTITRUST: APERTA ISTRUTTORIE PER A2A, ACEA, ITALGAS
ROMA - L'Antitrust ha deciso di avviare tre distinte istruttorie nei confronti di alcuni primari distributori di gas ed elettricità (Italgas, Acea Distribuzione, A2A Reti Gas e A2A Reti Elettriche), e delle rispettive società capogruppo (Eni, Acea e A2A), per verificare se tali distributori abbiano abusato della loro posizione dominante nei rispettivi mercati, attraverso comportamenti idonei a ostacolare la capacità concorrenziale dei nuovi entranti nella vendita di gas ed elettricità a clienti finali domestici e alle piccole imprese.
Le istruttorie, si legge in una nota, ''sono state avviate alla luce di una serie di segnalazioni inviate dalla societa' Sorgenia in base alle quali i tre gruppi, attraverso le loro societa' di distribuzione, avrebbero avuto un generalizzato atteggiamento ostativo e dilatorio nelle procedure necessarie per consentire il passaggio dei clienti alle societa' di vendita concorrenti delle proprie controllate operanti nella vendita di gas ed elettricita', ostacolandone cosi' l'ingresso nei mercati liberalizzati, e indebolendone il posizionamento competitivo e la capacita' concorrenziale.
Per quanto riguarda A2A, le condotte contestate avrebbero riguardato la distribuzione di energia elettrica e gas a Milano, Brescia e vari comuni lombardi, nonche' la distribuzione di gas in diversi comuni di Abruzzo, Campania e Calabria, che rappresentano complessivamente il 7% circa del gas distribuito in Italia e il 4% circa dei consumi nazionali di energia elettrica.
Secondo l'Autorita' ''tali condotte, se confermate, oltre avrebbero inoltre l'effetto di negare o limitare la possibilita', per i clienti finali, di scegliere il proprio fornitore ed ottenere gas e elettricita' a prezzi piu' bassi di quelli regolati, con danno diretto ai consumatori finali, vanificando gli obiettivi dei processi di liberalizzazione avviati''.
Fonte: http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_959205062.html
Fiat/ Schild (Ig Metall): Sì alla cogestione con Torino
"Non abbiamo nulla contro il Lingotto ma non capiamo fretta"
(Apcom) - "Per quanto riguarda la cogestione, Fiat è senz'altro un partner più promettente di Magna".
Ad affermarlo, in un'intervista al Corriere della Sera, è il capo del distretto di Francoforte dell'Ig Metall e membro del consiglio di sorveglianza della Opel, Armin Schild che avverte: "non sappiamo quale ruolo avrà Opel, come sarà posizionato il suo marchio.
Comunque "dal punto di vista della politica sindacale, della cogestione - assicura il sindacalista tedesco - è Fiat il partner più attraente".
Fonte: http://www.wallstreetitalia.com/articolo.aspx?art_id=721425
Vicenza. Va con due clienti in una volta,
VICENZA (6 maggio) - Accusati di sfruttamento della prostituzione minorile due giovani rumeni, Vasile Finegari, 20 anni, e Viorel Branzei 18 anni, sono stati fermati a Vicenza dalla polizia.
A indicare agli agenti i due ragazzi è stata una giovane rumena intercettata da una pattuglia la scorsa notte nel centro di Vicenza.
La ragazza, di 17 anni, è stata trovata in lacrime e ferita al volto.
Ieri notte era stata proprio una di queste prestazioni, con due clienti contemporaneamente, a far scattare l'ira dei presunti sfruttatori che avrebbero picchiato selvaggiamente la minore prima di cacciarla fuori casa.
Fonte: http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=57194&sez=NORDEST
DECRETO BERSANI: UNA RIFORMA STRUTTURALE IN RITARDO DI 60 ANNI
Ebbene la denominazione esatta del decreto ('Bersani-Catricalà', riportata correttamente solo da alcune testate giornalistiche nazionali) ci riporta ad uno dei (probabili) momenti genetici della legge: da un lato, l'attuale Ministro Pierluigi Bersani, da sempre impegnato, sul piano politico, nello studio e nell'elaborazione di schemi di riforma e ridisegno del vetusto ed occluso mercato italiano; dall'altro, il presidente dell'AGCM, Catricalà, che, su un piano più spiccatamente tecnico - sin dal proprio insediamento nel palazzo di via Verdi - non ha perso occasione per lanciare appelli e segnali al mondo politico (compreso il precedente governo) per l'avvio e l'adozione di una serie di riforme e misure per aprire alla concorrenza vasti settori di mercato sinora sottratti alla 'gara per la competitività'.
L'altro possibile momento di nascita di tale norma ha le sue radici nel continuo movimento di opinione di una parte dei liberi professionisti che, per quanto riguarda gli avvocati già da prima del 1997, hanno sempre cercato di spostare il baricentro della professione da quello utopistico, e sostanzialmente molto populista, di un "lavoro al servizio del cittadino" a quello, reale ed economicamente più corretto, di una professione di fornitura di servizi collegata alle normali regole di mercato.
Già qui, a parere di chi scrive, si possono fare due notazioni molto importanti: in primo luogo, è la dichiarazione di volontà di (ri)portare l'Italia nel contesto europeo, a seguito degli ultimi anni nei quali il nostro paese non ha fatto altro che cumulare un esoso numero di avvii di procedura d'infrazione attivati dalla Commissione Europea; questo è, una volta tanto, motivo di soddisfazione, per cui (come giustamente sottolineato dal Ministro alle Politiche Comunitarie, Emma Bonino) l'Italia, con questo decreto, prende la rotta della tendenza europea e, allineandosi agli altri paesi, chiude ben 4 procedimenti di infrazione; dall'altro, è - direbbero i detrattori della norma - il 'movente' del testo ed il collante degli obiettivi in vario modo delineati dalle disposizioni in esame, ossia la finalità di restituire carattere concorrenziale ad un mercato ormai asfittico e di rilanciare concretamente la competitività.
Ecco che la riforma Bersani è, in primis, la prima mossa in la partita a scacchi fra istituzioni e centri di interesse privato volta a dare attuazione a quelle riforme strutturali che da troppo tempo il nostro paese attende (e, in parte, reclama); era (ed è) dunque nel conto di chi si è avviato su questa strada che lo smantellamento del 'medievale sistema economico di cartello professionale' non possa che portare - in talune circostanze - ad un vistoso risentimento di chi dovrà adeguare il proprio modo di lavorare e la propria qualità di lavoro al mercato e alle sue leggi, anziché al piacimento proprio o del proprio ordine o centro di rappresentanza.
Fonte: http://www.altalex.com/index.php?idnot=34418
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